Flavio Pinton, presidente di e-cer, parla del futuro delle Comunità Energetiche in Italia

Le 2 Facce delle Comunità Energetiche: Tra il Successo del Territorio e il Freno della Burocrazia

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Le 2 Facce delle Comunità Energetiche: Tra il Successo del Territorio e il Freno della Burocrazia

di Flavio Pinton, Presidente di e-cer

In qualità di Presidente di e-cer, sento il dovere di condividere con tutti voi – soci, partner e cittadini che ci seguono – una riflessione profonda che nasce dal lavoro quotidiano sul campo. È un sentimento ambivalente, che potrei riassumere in due visioni contrapposte: da un lato una grande soddisfazione per i traguardi raggiunti, dall’altro una crescente e motivata preoccupazione per il sistema Paese.

1. Il successo delle Comunità Energetiche: un punto di riferimento reale

Partiamo dalle note positive, che sono il motore del nostro impegno. Giorno dopo giorno, e-cer sta consolidando il proprio ruolo come punto di riferimento concreto per il tessuto sociale ed economico, non solo nel territorio padovano ma in un raggio sempre più ampio.

Osserviamo un interesse travolgente verso il modello delle Comunità Energetiche. Famiglie, piccole medie imprese e pubbliche amministrazioni hanno finalmente compreso che la condivisione locale dell’energia pulita non è più solo un’utopia green o un esperimento per pochi pionieri. È una strategia economica e sociale necessaria per abbattere i costi in bolletta, aumentare l’indipendenza energetica e ridurre l’impatto ambientale.

Vedere comunità che si uniscono per produrre, scambiare e consumare energia in modo intelligente è la prova che il cambiamento è possibile ed è già in atto. Questa è la nostra vittoria più grande: aver trasformato il concetto tecnico di Comunità Energetiche Rinnovabili in una realtà partecipata e viva.

2. Gli ostacoli normativi per le Comunità Energetiche e il freno della burocrazia

Tuttavia, non posso tacere la seconda faccia di questa medaglia. A fronte di un entusiasmo evidente e di una volontà di investire da parte dei privati, non assistiamo a una corrispondente semplificazione normativa e procedurale.

Nonostante le promesse di “snellimento” fatte ai tavoli istituzionali, lo sviluppo delle Comunità Energetiche si trova ancora immerso in regole spesso farraginose e talvolta contraddittorie. Gli iter sono estremamente delicati e i passaggi tra i diversi enti coinvolti risultano lenti e complessi. Questa rigidità sta rallentando pesantemente l’avvio e la piena operatività di molti progetti che sono già pronti “sulla carta”, con impianti installati e cittadini pronti a condividere energia, ma che restano incagliati nelle maglie della burocrazia ministeriale e tecnica.

“Il rischio paradossale è che il coraggio dei cittadini e la lungimiranza delle imprese nelle Comunità Energetiche vengano soffocati da tempi di attesa che non rispondono alle logiche di mercato, né all’urgenza della crisi climatica.”

Il nodo critico: ritardi nei contributi e incertezza per le Comunità Energetiche

L’aspetto che oggi desta maggiore allarme riguarda la gestione finanziaria e i contributi previsti dalla legge per le Comunità Energetiche. Come e-cer, abbiamo sempre operato con il massimo rigore, rispettando scadenze e requisiti tecnici. Purtroppo, la risposta dello Stato non viaggia alla stessa velocità.

Le istruttorie che, per norma, dovrebbero chiudersi entro 90 giorni, si dilatano inesorabilmente. Le risposte ufficiali arrivano spesso ben oltre i termini previsti, creando un clima di incertezza che danneggia chi ha già investito capitali propri. In diversi casi, le procedure per l’assegnazione effettiva delle risorse e l’erogazione degli incentivi non sono ancora pienamente operative a livello di portali e sistemi informatici.

Questa situazione mette in seria difficoltà i piani economici delle Comunità Energetiche, rendendo difficile la gestione dei flussi finanziari per i soci. Inoltre, rischiamo un danno d’immagine e di sostanza per l’intero Paese: se i fondi disponibili (inclusi quelli del PNRR) non vengono messi a terra, avremo perso l’occasione del secolo per la nostra transizione energetica.

Conclusioni: il futuro delle Comunità Energetiche richiede responsabilità

Nonostante queste nubi all’orizzonte, e-cer continua a fare la propria parte. Lo facciamo con serietà, trasparenza e una visione a lungo termine, restando al fianco di chi crede in un modello energetico più giusto. Non faremo un passo indietro, perché crediamo che la strada delle Comunità Energetiche sia l’unica percorribile per una vera sostenibilità diffusa.

Tuttavia, è indispensabile che chi governa – a ogni livello – si assuma la responsabilità di agire davvero. Abbiamo bisogno di tre impegni chiari per non fermare le Comunità Energetiche:

  • Garantire tempi certi: La certezza delle tempistiche è l’ossigeno delle imprese.

  • Semplificare l’accesso: Ridurre il numero di passaggi burocratici per l’attivazione.

  • Sbloccare i fondi: Rendere operative le piattaforme di erogazione senza ulteriori rinvii.

I cittadini stanno costruendo il futuro con coraggio; le istituzioni non devono diventare l’ostacolo, ma il ponte verso questa evoluzione.


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Autoconsumo a distanza: impianto fotovoltaico a terra che alimenta uno stabilimento aziendale
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Autoconsumo a distanza: la guida essenziale per aziende, con 3 fonti di ricavo per 20 anni Il tuo stabilimento consuma molta energia, ma sul capannone non c’è spazio per i pannelli? Oppure il tetto non è adatto, o semplicemente non vuoi bloccare capitale? C’è una soluzione pensata proprio per questi casi: l’autoconsumo a distanza, previsto dal Decreto CACER (DM MASE 414/2023). Il nome tecnico completo è “autoconsumo individuale a distanza”. In questa guida ti spieghiamo come funziona, quanto può valere e cosa controllare prima di partire. Cos’è l’autoconsumo a distanza, in parole semplici L’impianto fotovoltaico non viene installato sullo stabilimento, ma in un altro luogo: per esempio un terreno o un capannone vicino. Questo impianto ha un proprio punto di collegamento alla rete, chiamato POD. L’energia non arriva fisicamente in azienda. Viaggia sulla rete pubblica, e tu continui a pagare la bolletta dello stabilimento come hai sempre fatto. Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) controlla i contatori ora per ora. Riconosce come “energia condivisa” la quota prodotta dall’impianto mentre lo stabilimento sta consumando. Come funziona l’autoconsumo a distanza: un esempio ora per ora Facciamo un esempio concreto con tre momenti della giornata: Mezzogiorno: l’impianto immette 800 kWh, lo stabilimento ne preleva 500. Energia condivisa: 500 kWh. Pomeriggio: l’impianto immette 400 kWh, lo stabilimento ne preleva 600. Energia condivisa: 400 kWh. Notte: l’impianto non produce. Energia condivisa: 0. La regola è semplice: in ogni ora conta il numero più basso tra i due. Per questo l’autoconsumo a distanza rende di più alle aziende che lavorano di giorno, e ancora meglio se sono attive anche nel weekend. Quanto vale l’autoconsumo a distanza: le 3 fonti di ricavo Attenzione a un punto importante: non si tratta di uno sconto in bolletta. È un guadagno in più, che arriva da tre voci diverse. 1. La tariffa premio del GSE Viene pagata per 20 anni sull’energia condivisa. È composta da una parte fissa (60, 70 o 80 €/MWh, in base alla taglia dell’impianto) e da una parte variabile, che cresce quando il prezzo dell’energia scende, fino a un tetto massimo. Per il fotovoltaico al Nord è prevista anche una maggiorazione di 10 €/MWh. 2. Il contributo di valorizzazione È la restituzione di alcune voci della tariffa elettrica. Vale pochi euro per ogni MWh, ma si somma agli altri ricavi. 3. La vendita dell’energia immessa Tutta l’energia prodotta e immessa in rete si vende: con il Ritiro Dedicato del GSE oppure tramite un trader. Gli importi reali dipendono dalla dimensione dell’impianto, dai consumi orari dell’azienda e dai prezzi di mercato. Per questo vanno sempre calcolati caso per caso. Autoconsumo a distanza senza investire: è possibile? Sì, non sempre servono soldi propri. L’impianto può essere finanziato, costruito e gestito da un investitore esterno o da una ESCO (una società di servizi energetici), che agisce seguendo le indicazioni dell’azienda. In questo modo anche l’impresa che consuma molta energia può sfruttare l’autoconsumo a distanza senza anticipare capitale. La divisione dei ricavi tra le parti viene fissata in un contratto di lunga durata. Cosa verificare prima di partire Prima di avviare un progetto, controlla questi cinque requisiti: impianto e punti di prelievo devono trovarsi sotto la stessa cabina primaria; tutti i punti di prelievo devono essere intestati allo stesso soggetto; serve la piena disponibilità dell’area (proprietà, affitto, diritto di superficie o comodato); l’impianto deve essere nuovo e, per ottenere la tariffa premio, non superare 1 MW; se hai già fotovoltaico o cogenerazione, l’energia condivisa può ridursi: servono le curve orarie di prelievo. Non sai sotto quale cabina primaria si trova il tuo stabilimento? Puoi verificarlo con la mappa interattiva delle cabine primarie del GSE, oppure chiederlo direttamente a noi. Tempi e dimensionamento dell’autoconsumo a distanza La tariffa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, oppure fino al raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. Entro quella data l’impianto deve essere allacciato e la domanda inviata. Autorizzazioni e connessione alla rete sono la fase più lunga: conviene muoversi subito. Le associazioni di settore hanno chiesto una proroga, ma al momento non è stata decisa. Per le imprese c’è anche la regola del 55%: la parte di tariffa che supera questa soglia va destinata a consumatori che non sono imprese o a finalità sociali sul territorio. Per questo conviene un impianto calibrato sui consumi orari, non il più grande possibile. In sintesi L’autoconsumo a distanza trasforma un terreno o un capannone in una fonte di ricavo per 20 anni, senza cambiare il modo in cui l’azienda compra energia. Con i dati giusti e un partner che segue tutto l’iter, dallo studio di fattibilità alla pratica GSE, diventa un’opportunità concreta. Le regole complete sono pubblicate sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 📞 Vuoi capire se l’autoconsumo a distanza fa per la tua azienda? Contatta il team di e-casaitalia: ti guidiamo in ogni fase, dall’analisi alla pratica. 👉 www.e-casaitalia.it Articolo a cura di Flavio Pinton — CEO di e-casaitalia

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