incentivi CER comunità energetica rinnovabile con impianto fotovoltaico

Incentivi CER fino al 2030? 5 cose da sapere subito sulla proroga richiesta

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Incentivi CER fino al 2030? 5 cose da sapere subito sulla proroga richiesta

Incentivi CER verso il 2030? Dieci associazioni chiedono la proroga oltre il 2027. Ecco cosa cambia per famiglie, condomini e imprese e cosa fare oggi.

Stai pensando di entrare in una comunità energetica rinnovabile (CER) o di crearne una con il tuo condominio, la tua azienda o il tuo comune? Allora c’è una domanda che ti riguarda: gli incentivi CER dureranno abbastanza da rendere l’investimento sicuro?

La risposta, oggi, non è ancora definitiva. Ma una notizia di questi giorni può cambiare le cose, e vale la pena capirla bene.

Cosa sono gli incentivi CER, in parole semplici

Una comunità energetica è un gruppo di persone, famiglie, imprese o enti che si uniscono per produrre e condividere energia pulita, di solito grazie a un impianto fotovoltaico.

Chi fa parte di una CER riceve un premio per l’energia condivisa, cioè quella prodotta e consumata nello stesso momento dai membri. Sono questi gli incentivi CER, gestiti dal GSE secondo le regole fissate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il punto delicato è la scadenza: il meccanismo attuale vale fino al 31 dicembre 2027, oppure fino a quando si raggiungono 5 GW di potenza incentivata.

La richiesta: incentivi CER prorogati fino al 2030

Come riportato da Infobuildenergia, dieci associazioni di categoria hanno scritto al MASE per chiedere di prorogare il sistema di incentivazione delle CER e dell’autoconsumo diffuso.

La proposta è chiara: estendere gli incentivi CER fino al 31 dicembre 2030 o, se prima, fino al raggiungimento dei 5 GW. Le associazioni chiedono anche che la decisione arrivi entro la fine del 2026.

Perché la scadenza del 2027 preoccupa

Il motivo è molto pratico: creare una CER richiede tempo. Non basta montare dei pannelli.

Bisogna coinvolgere i soci, scrivere lo statuto, trovare i siti adatti, progettare gli impianti, ottenere i permessi e registrare la configurazione. Sono passaggi che possono richiedere molti mesi.

Se la scadenza è troppo vicina, tanti progetti rischiano di restare fuori prima ancora di partire. Ecco perché il settore chiede un orizzonte più lungo.

Non solo proroga: servono regole più semplici

Oltre a più tempo, le associazioni chiedono procedure più leggere. L’obiettivo è favorire la partecipazione di cittadini e piccole e medie imprese.

Una comunità energetica funziona meglio quando è aperta a tutti. E regole più snelle aiutano soprattutto chi non ha un ufficio tecnico interno a cui affidarsi.

Incentivi CER: 5 cose da fare oggi, senza aspettare

Attenzione: per ora è solo una richiesta. Al momento in cui scriviamo non c’è nessuna decisione ufficiale. Ecco quindi come muoverti in modo prudente.

1. Verifica le regole in vigore

Valgono quelle attuali finché non vengono cambiate ufficialmente. Non basare le tue scelte su una proroga che ancora non esiste.

2. Non aspettare l’ultimo momento

Un progetto di CER richiede mesi. Partire presto è l’unico modo per non dipendere dalle scadenze, qualunque cosa decida il Ministero.

3. Parti dai tuoi consumi

Capire quanta energia consumi e in quali ore è il primo passo. Solo così si può dimensionare l’impianto nel modo giusto.

4. Valuta il fotovoltaico come base

Un impianto fotovoltaico ben dimensionato è il cuore di quasi ogni comunità energetica. E ti fa risparmiare in bolletta anche al di là degli incentivi CER.

5. Fatti affiancare da chi conosce il percorso

Aspetti tecnici, fiscali e burocratici si gestiscono molto meglio con un partner esperto, che ti segue dall’inizio alla fine.

Cosa significa per famiglie, condomini e imprese

Per una famiglia, entrare in una CER può voler dire ricevere un beneficio economico in più ogni anno, anche senza avere i pannelli sul proprio tetto.

Per un condominio, è l’occasione per sfruttare tetti e spazi comuni e ridurre le spese condivise. Per un’impresa, significa abbassare i costi energetici e rafforzare la propria immagine sostenibile.

In tutti i casi, una proroga degli incentivi CER darebbe più tempo per organizzarsi e più sicurezza sui ritorni dell’investimento.

In sintesi

Una proroga al 2030 darebbe al settore un orizzonte più stabile e permetterebbe a più persone di partecipare.

Fino a una decisione ufficiale, la scelta più saggia è prepararsi. Chi ha già un progetto pronto sarà nella posizione migliore per sfruttare gli incentivi CER, qualunque sia l’esito.


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Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) controlla i contatori ora per ora. Riconosce come “energia condivisa” la quota prodotta dall’impianto mentre lo stabilimento sta consumando. Come funziona l’autoconsumo a distanza: un esempio ora per ora Facciamo un esempio concreto con tre momenti della giornata: Mezzogiorno: l’impianto immette 800 kWh, lo stabilimento ne preleva 500. Energia condivisa: 500 kWh. Pomeriggio: l’impianto immette 400 kWh, lo stabilimento ne preleva 600. Energia condivisa: 400 kWh. Notte: l’impianto non produce. Energia condivisa: 0. La regola è semplice: in ogni ora conta il numero più basso tra i due. Per questo l’autoconsumo a distanza rende di più alle aziende che lavorano di giorno, e ancora meglio se sono attive anche nel weekend. Quanto vale l’autoconsumo a distanza: le 3 fonti di ricavo Attenzione a un punto importante: non si tratta di uno sconto in bolletta. È un guadagno in più, che arriva da tre voci diverse. 1. La tariffa premio del GSE Viene pagata per 20 anni sull’energia condivisa. È composta da una parte fissa (60, 70 o 80 €/MWh, in base alla taglia dell’impianto) e da una parte variabile, che cresce quando il prezzo dell’energia scende, fino a un tetto massimo. Per il fotovoltaico al Nord è prevista anche una maggiorazione di 10 €/MWh. 2. Il contributo di valorizzazione È la restituzione di alcune voci della tariffa elettrica. Vale pochi euro per ogni MWh, ma si somma agli altri ricavi. 3. La vendita dell’energia immessa Tutta l’energia prodotta e immessa in rete si vende: con il Ritiro Dedicato del GSE oppure tramite un trader. Gli importi reali dipendono dalla dimensione dell’impianto, dai consumi orari dell’azienda e dai prezzi di mercato. Per questo vanno sempre calcolati caso per caso. Autoconsumo a distanza senza investire: è possibile? Sì, non sempre servono soldi propri. L’impianto può essere finanziato, costruito e gestito da un investitore esterno o da una ESCO (una società di servizi energetici), che agisce seguendo le indicazioni dell’azienda. In questo modo anche l’impresa che consuma molta energia può sfruttare l’autoconsumo a distanza senza anticipare capitale. La divisione dei ricavi tra le parti viene fissata in un contratto di lunga durata. Cosa verificare prima di partire Prima di avviare un progetto, controlla questi cinque requisiti: impianto e punti di prelievo devono trovarsi sotto la stessa cabina primaria; tutti i punti di prelievo devono essere intestati allo stesso soggetto; serve la piena disponibilità dell’area (proprietà, affitto, diritto di superficie o comodato); l’impianto deve essere nuovo e, per ottenere la tariffa premio, non superare 1 MW; se hai già fotovoltaico o cogenerazione, l’energia condivisa può ridursi: servono le curve orarie di prelievo. Non sai sotto quale cabina primaria si trova il tuo stabilimento? Puoi verificarlo con la mappa interattiva delle cabine primarie del GSE, oppure chiederlo direttamente a noi. Tempi e dimensionamento dell’autoconsumo a distanza La tariffa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, oppure fino al raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. Entro quella data l’impianto deve essere allacciato e la domanda inviata. Autorizzazioni e connessione alla rete sono la fase più lunga: conviene muoversi subito. Le associazioni di settore hanno chiesto una proroga, ma al momento non è stata decisa. Per le imprese c’è anche la regola del 55%: la parte di tariffa che supera questa soglia va destinata a consumatori che non sono imprese o a finalità sociali sul territorio. Per questo conviene un impianto calibrato sui consumi orari, non il più grande possibile. In sintesi L’autoconsumo a distanza trasforma un terreno o un capannone in una fonte di ricavo per 20 anni, senza cambiare il modo in cui l’azienda compra energia. Con i dati giusti e un partner che segue tutto l’iter, dallo studio di fattibilità alla pratica GSE, diventa un’opportunità concreta. Le regole complete sono pubblicate sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 📞 Vuoi capire se l’autoconsumo a distanza fa per la tua azienda? Contatta il team di e-casaitalia: ti guidiamo in ogni fase, dall’analisi alla pratica. 👉 www.e-casaitalia.it Articolo a cura di Flavio Pinton — CEO di e-casaitalia

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