Industrial Accelerator Act: le 2 nuove regole UE per batterie e appalti green
Il 2026 segna un punto di svolta cruciale per l’industria europea. Con la presentazione ufficiale dell’Industrial Accelerator Act, prevista per il 28 gennaio, l’Unione Europea lancia un segnale chiaro: la transizione ecologica non deve essere sinonimo di de-industrializzazione, ma un volano per la produzione interna (ec.europa.eu)
Le nuove regole “Made in Europe” trasformeranno radicalmente il modo in cui vengono gestiti gli appalti pubblici per le tecnologie verdi, con un focus particolare sulla filiera delle batterie e sulle infrastrutture per la mobilità elettrica.
Un cambio di paradigma: oltre il criterio del prezzo basso
Fino ad oggi, la maggior parte delle forniture pubbliche di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e sistemi di ricarica è stata guidata quasi esclusivamente dal criterio del prezzo più basso. Questo ha favorito l’importazione massiccia di tecnologie a basso costo, principalmente dalla Cina.
L’Industrial Accelerator Act inverte la rotta:
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Contenuti minimi europei: I governi nazionali saranno obbligati a inserire nei bandi di gara quote minime di componenti prodotti all’interno dell’UE.
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Criteri qualitativi e ambientali: Il prezzo non sarà più l’unico parametro; l’origine della componentistica e l’impronta carbonica del ciclo produttivo diventeranno fattori determinanti.
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Tecnologie coinvolte: Veicoli elettrici, cavi, infrastrutture di ricarica, moduli fotovoltaici e sistemi di accumulo.
Filiera delle batterie: la tabella di marcia verso l’autonomia
Il settore delle batterie è il cuore pulsante della mobilità sostenibile e dell’indipendenza energetica. Per questo, l’UE ha previsto requisiti di localizzazione a fasi:
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Entro 12 mesi: Tutti i sistemi batteria acquistati tramite appalti pubblici dovranno essere assemblati nell’UE, includendo componenti software critici come il Battery Management System (BMS).
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Dopo 2 anni: L’obbligo si estenderà alla produzione delle celle, il vero “motore” chimico della batteria, garantendo che l’intera catena del valore rimanga sul territorio europeo.
Questa strategia mira a ridurre quella dipendenza dalla Cina che, nel 2024, ha toccato punte del 73% nelle importazioni di tecnologie clean.
Investimenti esteri: regole più ferree per i giganti globali
L’Europa non chiude le porte agli investimenti stranieri, ma cambia le condizioni d’ingresso. Per investimenti diretti superiori a 100 milioni di euro in settori strategici, le aziende extra-UE potrebbero dover accettare vincoli stringenti:
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Assunzione di manodopera locale.
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Condivisione tecnologica e trasferimento di know-how.
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Costituzione di joint venture con partner europei.
È una risposta muscolare all’Inflation Reduction Act (IRA) statunitense, ma con una differenza sostanziale: mentre gli USA puntano sui crediti d’imposta, l’Europa utilizza la leva degli appalti pubblici e lo screening degli investimenti per proteggere il proprio mercato.
Perché l’Europa deve agire ora? I numeri della crisi
I dati alla base della proposta sono impietosi. Tra il 2000 e il 2020, la quota dell’UE sul valore aggiunto industriale globale è crollata dal 20% al 14%. I costi energetici elevati e la concorrenza asiatica hanno eroso la competitività di comparti storici.
“Ridurre la dipendenza dai fornitori extra-UE non è solo una scelta economica, ma una questione di sicurezza nazionale,” si legge nelle bozze della Commissione. L’obiettivo è evitare di scambiare la dipendenza dai combustibili fossili russi con una dipendenza tecnologica cinese.
Stati membri divisi: tra assertività francese e pragmatismo nordico
Nonostante la visione comune sulla necessità di crescere, il dibattito politico resta acceso:
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La Francia guida il fronte degli “assertivi”, spingendo per una politica industriale muscolare che difenda posti di lavoro e capacità produttive.
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Svezia e Repubblica Ceca temono che un eccessivo protezionismo possa far lievitare i costi degli appalti pubblici, rallentando di fatto la transizione per mancanza di fondi o per eccessivo rincaro delle tecnologie.
Cosa cambia per le imprese e i cittadini italiani?
Per le aziende della filiera green italiana, queste regole rappresentano una protezione contro il dumping estero e una grande opportunità di crescita. Per i cittadini e le pubbliche amministrazioni, significa poter contare su infrastrutture più durevoli, prodotte secondo standard ambientali europei e capaci di generare valore sul territorio.
L’autonomia strategica e la sicurezza degli approvvigionamenti
L’adozione dell’Industrial Accelerator Act non è solo una mossa economica, ma un pilastro dell’autonomia strategica europea. Rafforzare la catena del valore interna significa garantire la sicurezza degli approvvigionamenti in un momento di instabilità geopolitica. Riducendo l’impronta carbonica dei componenti, l’UE punta a una transizione energetica che sia finalmente sostenibile sia per l’ambiente che per il mercato del lavoro.
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