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Comunità Energetica Mestrino: 1 anno di e-cer tra successi e sfide burocratiche

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Comunità Energetica Mestrino: 1 anno di e-cer tra successi e sfide burocratiche

Festeggiare il primo compleanno della Comunità Energetica Mestrino (e-cer) significa guardare con orgoglio a un progetto che ha saputo unire cittadini e imprese sotto il segno della sostenibilità. Per e-cer, la Comunità Energetica Rinnovabile (CER) con sede a Mestrino, questi dodici mesi rappresentano la prova che un modello di energia condivisa, locale e sostenibile non è solo possibile, ma è la risposta concreta che il territorio padovano stava aspettando.

In questo primo anno, e-cer ha trasformato un’idea ambiziosa in una comunità vibrante fatta di cittadini, imprese e istituzioni. Tuttavia, festeggiare oggi significa anche fare il punto su una sfida nazionale: il contrasto tra la visione dei territori e la lentezza della burocrazia centrale.


Il primo anno della Comunità Energetica Mestrino: i traguardi raggiunti

La missione del progetto è stata chiara fin dal primo incontro pubblico: democratizzare l’accesso alle fonti rinnovabili. Sviluppare una realtà di questo tipo nel nostro comune significa permettere a chiunque — dal privato cittadino in appartamento alla piccola impresa artigiana — di beneficiare dell’energia prodotta dal sole a chilometro zero.

I numeri di questo primo anno parlano di una crescita costante:

  • Cittadini coinvolti: Decine di famiglie hanno compreso il valore dell’autoconsumo diffuso e del risparmio condiviso.

  • Imprese e Associazioni: Una rete locale che vede nel fotovoltaico non solo un taglio ai costi, ma una responsabilità sociale d’impresa.

  • Sinergia Territoriale: Una collaborazione attiva per mappare le aree idonee e promuovere la cultura della sostenibilità.

Tuttavia, come spesso accade nelle grandi transizioni, il coraggio dei singoli deve fare i conti con la lentezza delle macchine amministrative centrali.


Il “caso” sollevato dal Mattino di Padova: l’ostacolo GSE e PNRR

Recentemente, la nostra storia è arrivata sulle pagine de Il Mattino di Padova. L’articolo ha colto perfettamente il punto di tensione che stiamo vivendo: la discrepanza tra la volontà dei territori e i tempi della burocrazia romana. Il riferimento principale è ai ritardi del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) nell’erogazione dei contributi e nella definizione delle procedure legate al piano nazionale.

Questi fondi non sono semplici sussidi, ma investimenti strategici europei inseriti nel quadro del PNRR per rendere l’Italia energeticamente indipendente. Il rischio concreto è che l’incertezza normativa e i tempi biblici per le autorizzazioni finiscano per scoraggiare proprio quei cittadini che hanno avuto la visione di investire nel futuro del pianeta.

«La burocrazia non può frenare ciò che i cittadini costruiscono con coraggio — afferma il nostro presidente Flavio Pinton — È ora che le istituzioni snelliscano davvero le procedure e garantiscano tempi certi. Altrimenti rischiamo di perdere fondi europei e l’opportunità di un futuro migliore».


Perché la burocrazia mette a rischio la transizione energetica?

Quando parliamo di energia condivisa a livello locale, parliamo di un ecosistema vivo che ha bisogno di risposte. Se il GSE non garantisce tempi certi, l’intera catena ne risente:

  1. Pianificazione economica: Le famiglie e le imprese faticano a calcolare i tempi di rientro dell’investimento iniziale.

  2. Fiducia dei soci: La “visione” di un domani ecologico rischia di essere oscurata dalla “scartoffia” e dai ritardi infiniti.

  3. Obiettivi Climatici: Ogni mese di stallo è un mese in cui continuiamo a dipendere da fonti fossili inquinanti.

La nostra battaglia, quindi, non è solo per e-cer, ma per tutte le realtà italiane che stanno chiedendo a gran voce regole semplici, procedure digitalizzate e una burocrazia che sia alleata, non nemica, dell’ambiente.


Guardando al futuro: la rivoluzione energetica continua

Nonostante queste nubi burocratiche, il primo anno di attività si chiude con un bilancio estremamente positivo. Abbiamo creato un gruppo informato, consapevole e unito. La transizione energetica è un processo inarrestabile perché nasce da un bisogno reale di risparmio e di tutela del territorio.

Cosa puoi fare ora?

  • Restare uniti: La forza di una CER sta nel numero dei suoi membri. Più siamo, più la nostra voce arriva forte ai tavoli istituzionali.

  • Informare: Continueremo a organizzare incontri per spiegare come superare gli ostacoli tecnici e unirsi alla Comunità Energetica Mestrino.

  • Condividere: La transizione deve essere partecipata. Condividere la nostra storia significa spingere le istituzioni a fare meglio.

Siamo pronti per il secondo anno, con la speranza che il prossimo compleanno possa essere festeggiato con meno ostacoli e ancora più energia pulita da condividere.

Buon primo compleanno a tutti i soci di e-cer! 🌞💚

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Autoconsumo a distanza: impianto fotovoltaico a terra che alimenta uno stabilimento aziendale
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Autoconsumo a distanza: la guida essenziale per aziende, con 3 fonti di ricavo per 20 anni Il tuo stabilimento consuma molta energia, ma sul capannone non c’è spazio per i pannelli? Oppure il tetto non è adatto, o semplicemente non vuoi bloccare capitale? C’è una soluzione pensata proprio per questi casi: l’autoconsumo a distanza, previsto dal Decreto CACER (DM MASE 414/2023). Il nome tecnico completo è “autoconsumo individuale a distanza”. In questa guida ti spieghiamo come funziona, quanto può valere e cosa controllare prima di partire. Cos’è l’autoconsumo a distanza, in parole semplici L’impianto fotovoltaico non viene installato sullo stabilimento, ma in un altro luogo: per esempio un terreno o un capannone vicino. Questo impianto ha un proprio punto di collegamento alla rete, chiamato POD. L’energia non arriva fisicamente in azienda. Viaggia sulla rete pubblica, e tu continui a pagare la bolletta dello stabilimento come hai sempre fatto. Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) controlla i contatori ora per ora. Riconosce come “energia condivisa” la quota prodotta dall’impianto mentre lo stabilimento sta consumando. Come funziona l’autoconsumo a distanza: un esempio ora per ora Facciamo un esempio concreto con tre momenti della giornata: Mezzogiorno: l’impianto immette 800 kWh, lo stabilimento ne preleva 500. Energia condivisa: 500 kWh. Pomeriggio: l’impianto immette 400 kWh, lo stabilimento ne preleva 600. Energia condivisa: 400 kWh. Notte: l’impianto non produce. Energia condivisa: 0. La regola è semplice: in ogni ora conta il numero più basso tra i due. Per questo l’autoconsumo a distanza rende di più alle aziende che lavorano di giorno, e ancora meglio se sono attive anche nel weekend. Quanto vale l’autoconsumo a distanza: le 3 fonti di ricavo Attenzione a un punto importante: non si tratta di uno sconto in bolletta. È un guadagno in più, che arriva da tre voci diverse. 1. La tariffa premio del GSE Viene pagata per 20 anni sull’energia condivisa. È composta da una parte fissa (60, 70 o 80 €/MWh, in base alla taglia dell’impianto) e da una parte variabile, che cresce quando il prezzo dell’energia scende, fino a un tetto massimo. Per il fotovoltaico al Nord è prevista anche una maggiorazione di 10 €/MWh. 2. Il contributo di valorizzazione È la restituzione di alcune voci della tariffa elettrica. Vale pochi euro per ogni MWh, ma si somma agli altri ricavi. 3. La vendita dell’energia immessa Tutta l’energia prodotta e immessa in rete si vende: con il Ritiro Dedicato del GSE oppure tramite un trader. Gli importi reali dipendono dalla dimensione dell’impianto, dai consumi orari dell’azienda e dai prezzi di mercato. Per questo vanno sempre calcolati caso per caso. Autoconsumo a distanza senza investire: è possibile? Sì, non sempre servono soldi propri. L’impianto può essere finanziato, costruito e gestito da un investitore esterno o da una ESCO (una società di servizi energetici), che agisce seguendo le indicazioni dell’azienda. In questo modo anche l’impresa che consuma molta energia può sfruttare l’autoconsumo a distanza senza anticipare capitale. La divisione dei ricavi tra le parti viene fissata in un contratto di lunga durata. Cosa verificare prima di partire Prima di avviare un progetto, controlla questi cinque requisiti: impianto e punti di prelievo devono trovarsi sotto la stessa cabina primaria; tutti i punti di prelievo devono essere intestati allo stesso soggetto; serve la piena disponibilità dell’area (proprietà, affitto, diritto di superficie o comodato); l’impianto deve essere nuovo e, per ottenere la tariffa premio, non superare 1 MW; se hai già fotovoltaico o cogenerazione, l’energia condivisa può ridursi: servono le curve orarie di prelievo. Non sai sotto quale cabina primaria si trova il tuo stabilimento? Puoi verificarlo con la mappa interattiva delle cabine primarie del GSE, oppure chiederlo direttamente a noi. Tempi e dimensionamento dell’autoconsumo a distanza La tariffa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, oppure fino al raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. Entro quella data l’impianto deve essere allacciato e la domanda inviata. Autorizzazioni e connessione alla rete sono la fase più lunga: conviene muoversi subito. Le associazioni di settore hanno chiesto una proroga, ma al momento non è stata decisa. Per le imprese c’è anche la regola del 55%: la parte di tariffa che supera questa soglia va destinata a consumatori che non sono imprese o a finalità sociali sul territorio. Per questo conviene un impianto calibrato sui consumi orari, non il più grande possibile. In sintesi L’autoconsumo a distanza trasforma un terreno o un capannone in una fonte di ricavo per 20 anni, senza cambiare il modo in cui l’azienda compra energia. Con i dati giusti e un partner che segue tutto l’iter, dallo studio di fattibilità alla pratica GSE, diventa un’opportunità concreta. Le regole complete sono pubblicate sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 📞 Vuoi capire se l’autoconsumo a distanza fa per la tua azienda? Contatta il team di e-casaitalia: ti guidiamo in ogni fase, dall’analisi alla pratica. 👉 www.e-casaitalia.it Articolo a cura di Flavio Pinton — CEO di e-casaitalia

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