Installazione di pannelli fotovoltaici in un'area agricola di pregio autorizzata dal TAR Veneto

Fotovoltaico in area agricola di pregio: i 3 punti chiave della sentenza TAR Veneto che sblocca gli impianti

Tabella dei Contenuti

 

Fotovoltaico in area agricola di pregio: i 3 motivi per cui il TAR Veneto ha sbloccato gli impianti

  • Scopri come installare il fotovoltaico in un’area agricola di pregio grazie alla sentenza 825/2026 del TAR Veneto che sblocca i terreni idonei per legge.

La corsa verso la transizione energetica in Italia si scontra spesso con una burocrazia locale complessa e interpretazioni restrittive delle normative regionali. Se possiedi un terreno classificato come area agricola di pregio e ti è stato comunicato che non puoi procedere con l’installazione di un impianto fotovoltaico, è fondamentale conoscere gli ultimi sviluppi della giurisprudenza amministrativa.

Il TAR Veneto, con una decisione destinata a fare scuola, ha chiarito un principio cardine: la classificazione di un terreno come area agricola di pregio non costituisce un ostacolo insormontabile per il fotovoltaico, a patto che l’area rientri nelle cosiddette “aree idonee ex lege” stabilite dallo Stato attraverso il D.Lgs. 199/2021 consultabile su Normattiva.

Il contesto: la sentenza n. 825 del 15 aprile 2026

Con la sentenza n. 825/2026, il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha accolto il ricorso contro il diniego di un Comune che aveva respinto una richiesta di Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) per un impianto fotovoltaico a terra. L’ente locale aveva motivato il rifiuto basandosi esclusivamente sulla Legge Regionale Veneta n. 17/2022, che identifica alcune porzioni di territorio come area agricola di pregio.

I giudici amministrativi hanno ribaltato questa visione, stabilendo che tale classificazione regionale funge solo da “indicatore di non idoneità” e non da divieto assoluto. In parole semplici, la Regione può indicare dove preferirebbe non vedere pannelli, ma non può vietarli se la legge nazionale ha già definito quell’area come idonea per la produzione di energia rinnovabile.

Quando un’area agricola di pregio diventa idonea per legge

Il cuore della contesa riguarda la prevalenza della normativa nazionale sulle restrizioni locali. Secondo il quadro normativo delineato dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), alcune zone sono considerate “automaticamente idonee”, e tale condizione prevale anche se il terreno è una area agricola di pregio..

Le categorie di aree idonee “ex lege” includono:

  • Aree di rispetto: terreni situati entro 500 metri da impianti fotovoltaici esistenti con potenza superiore a 20 kW.

     

  • Aree industriali e artigianali: terreni adiacenti a zone con destinazione produttiva, commerciale o artigianale.

     

  • Infrastrutture viarie: aree situate entro 300 metri dal sedime autostradale, come previsto dalle semplificazioni della Legge 27 aprile 2022, n. 34.

     

  • Siti degradati: cave e miniere dismesse, o siti oggetto di bonifica e ripristino ambientale.

     

    Nel caso specifico trattato dal TAR Veneto, il terreno — pur essendo classificato come area agricola di pregio — si trovava entro la fascia dei 500 metri da un impianto preesistente. Questa condizione oggettiva è stata giudicata sufficiente per rendere l’area idonea per legge, superando le restrizioni del Comune.

I nuovi limiti ai poteri dei Comuni

Questa sentenza pone dei paletti molto chiari all’azione delle amministrazioni locali, proteggendo gli investimenti dei proprietari terrieri. Ecco i due punti fondamentali emersi dal verdetto:

1. Il divieto di diniego generico

Il Comune non può più “nascondersi” dietro le mappe urbanistiche regionali. Se un’area agricola di pregio è anche idonea ex lege, il Comune deve motivare l’eventuale “no” in modo puntuale, tecnico e riferito alle caratteristiche uniche di quel preciso lotto di terra. Non basta più richiamare il vincolo di pregio in modo astratto.

2. Addio all’obbligo di asservimento sproporzionato

Un aspetto tecnico cruciale riguarda l’asservimento. Spesso, per autorizzare impianti in zone agricole, le norme regionali imponevano di vincolare un’area 15 volte superiore a quella occupata dall’impianto. Il TAR ha stabilito che questo requisito non può essere applicato alle aree idonee dalla legge nazionale, eliminando un onere economico pesantissimo per chi vuole investire su un’area agricola di pregio.

Cosa devono sapere i proprietari di terreni

Se sei un agricoltore o un proprietario terriero, questa sentenza apre scenari di rendita e valorizzazione del patrimonio precedentemente preclusi. Molti progetti bocciati negli ultimi anni potrebbero oggi essere ripresentati con successo.

È tuttavia fondamentale agire con metodo scientifico:

Analisi delle distanze: verificare se entro 500 metri dai confini della propria area agricola di pregio esistono altri impianti o se il terreno è vicino a zone industriali o autostrade.

Verifica normativa: non fermarsi al primo parere negativo dell’ufficio tecnico comunale; la giurisprudenza evolve velocemente e le aree idonee hanno una corsia preferenziale.

Sinergia con le CER: questi terreni sono ideali per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), garantendo benefici non solo al proprietario ma a tutto il territorio circostante.

Conclusione

La sentenza 825/2026 del TAR Veneto conferma che la transizione ecologica è una priorità nazionale che non può essere frenata da vincoli locali interpretati in modo rigido. Se il tuo terreno è una area agricola di pregio, oggi hai strumenti legali più forti per far valere il tuo diritto a produrre energia pulita.

 


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La tariffa premio del GSE Viene pagata per 20 anni sull’energia condivisa. È composta da una parte fissa (60, 70 o 80 €/MWh, in base alla taglia dell’impianto) e da una parte variabile, che cresce quando il prezzo dell’energia scende, fino a un tetto massimo. Per il fotovoltaico al Nord è prevista anche una maggiorazione di 10 €/MWh. 2. Il contributo di valorizzazione È la restituzione di alcune voci della tariffa elettrica. Vale pochi euro per ogni MWh, ma si somma agli altri ricavi. 3. La vendita dell’energia immessa Tutta l’energia prodotta e immessa in rete si vende: con il Ritiro Dedicato del GSE oppure tramite un trader. Gli importi reali dipendono dalla dimensione dell’impianto, dai consumi orari dell’azienda e dai prezzi di mercato. Per questo vanno sempre calcolati caso per caso. Autoconsumo a distanza senza investire: è possibile? Sì, non sempre servono soldi propri. L’impianto può essere finanziato, costruito e gestito da un investitore esterno o da una ESCO (una società di servizi energetici), che agisce seguendo le indicazioni dell’azienda. In questo modo anche l’impresa che consuma molta energia può sfruttare l’autoconsumo a distanza senza anticipare capitale. La divisione dei ricavi tra le parti viene fissata in un contratto di lunga durata. Cosa verificare prima di partire Prima di avviare un progetto, controlla questi cinque requisiti: impianto e punti di prelievo devono trovarsi sotto la stessa cabina primaria; tutti i punti di prelievo devono essere intestati allo stesso soggetto; serve la piena disponibilità dell’area (proprietà, affitto, diritto di superficie o comodato); l’impianto deve essere nuovo e, per ottenere la tariffa premio, non superare 1 MW; se hai già fotovoltaico o cogenerazione, l’energia condivisa può ridursi: servono le curve orarie di prelievo. Non sai sotto quale cabina primaria si trova il tuo stabilimento? Puoi verificarlo con la mappa interattiva delle cabine primarie del GSE, oppure chiederlo direttamente a noi. Tempi e dimensionamento dell’autoconsumo a distanza La tariffa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, oppure fino al raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. Entro quella data l’impianto deve essere allacciato e la domanda inviata. Autorizzazioni e connessione alla rete sono la fase più lunga: conviene muoversi subito. Le associazioni di settore hanno chiesto una proroga, ma al momento non è stata decisa. Per le imprese c’è anche la regola del 55%: la parte di tariffa che supera questa soglia va destinata a consumatori che non sono imprese o a finalità sociali sul territorio. Per questo conviene un impianto calibrato sui consumi orari, non il più grande possibile. In sintesi L’autoconsumo a distanza trasforma un terreno o un capannone in una fonte di ricavo per 20 anni, senza cambiare il modo in cui l’azienda compra energia. 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