Transizione 5.0: La denuncia di Confindustria e l’allarme di e-casaitalia
Il panorama della Transizione 5.0 sta vivendo ore di profonda incertezza. Quello che doveva essere il volano per la digitalizzazione e l’efficientamento energetico delle imprese italiane si sta trasformando in un labirinto normativo che rischia di bloccare la crescita del Paese.
Come e-casaitalia, seguiamo con estrema attenzione — e crescente preoccupazione — l’evolversi della vicenda legata al Decreto Fiscale che impatta direttamente sulla Transizione 5.0. Per questo motivo, accogliamo con estremo favore la presa di posizione ufficiale della Presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, che ha inviato una lettera formale di denuncia contro le recenti misure governative. È una voce chiara che attendevamo: ora, però, servono i fatti.
Le criticità del Decreto: Cosa cambia per la Transizione 5.0
Il nuovo provvedimento introduce modifiche che minano alla base la credibilità del piano Transizione 5.0. Non parliamo di aggiustamenti marginali, ma di ostacoli strutturali che colpiscono il cuore pulsante del sistema produttivo.
1. Il taglio del credito d’imposta
Il decreto introduce un taglio lineare del 65% del credito d’imposta già richiesto dalle imprese. La gravità risiede nella natura retroattiva della norma: si interviene su investimenti già pianificati e avviati nel corso del 2025. Le aziende hanno agito in buona fede, basandosi sulle linee guida ufficiali per la Transizione 5.0 pubblicate dal MIMIT, che promettevano un quadro solido.
2. L’esclusione del Fotovoltaico ad alta efficienza
Un paradosso inspiegabile riguarda l’esclusione degli impianti fotovoltaici ad alta efficienza. Strumenti che erano pilastri della misura originaria della Transizione 5.0 e che dovevano rispondere ai rigidi criteri di rendimento monitorati dai registri ufficiali dell’ENEA, vengono ora messi alla porta, lasciando le imprese senza le rassicurazioni istituzionali ricevute fino a pochi mesi fa.
3. Lo stallo dell’Iperammortamento
Mentre la Transizione 5.0 subisce tagli, lo strumento alternativo dell’iperammortamento rimane un guscio vuoto: mancano ancora i decreti attuativi necessari per renderlo concretamente utilizzabile, nonostante le pressanti richieste di Confindustria a livello nazionale.
La lesione del principio di legittimo affidamento
Al di là dei numeri, come azienda sentiamo il dovere di sollevare una questione di principio. Quando lo Stato definisce le regole della Transizione 5.0, quegli impegni devono essere mantenuti.
Modificare le condizioni dopo che le aziende hanno già firmato contratti e avviato cantieri non è una “correzione tecnica”. È una lesione del legittimo affidamento. Questo clima di incertezza normativa scoraggia gli investimenti futuri e penalizza gli imprenditori più coraggiosi, quelli che hanno creduto nella Transizione 5.0 come motore di cambiamento.
“Un Paese non può crescere se premia chi aspetta e punisce chi investe responsabilmente.”
Il ruolo di Confindustria e il futuro di E-CER
Prendiamo atto con favore dell’incontro tra i vertici di Confindustria e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Tuttavia, come e-casaitalia e attraverso il mio ruolo di Presidente di E-CER (Comunità Energetica), riteniamo che il dialogo non basti.
Ci aspettiamo che Confindustria mantenga la fermezza dimostrata e porti avanti un’azione di pressione coerente. L’obiettivo deve essere il ripristino delle condizioni originarie della Transizione 5.0 già in sede di conversione parlamentare del decreto. Le imprese che hanno investito nel green e nel digitale non possono essere lasciate sole.
Conclusione: Noi ci siamo
La Transizione 5.0 deve tornare a essere un’opportunità reale, non un rischio finanziario. Noi di e-casaitalia continueremo a monitorare la situazione e a comunicare ogni sviluppo ai nostri clienti e partner. La chiarezza è un diritto di chi produce.
Flavio Pinton CEO di e-casaitalia | Presidente di E-CER (Comunità Energetica)









