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Extraprofitti rinnovabili 2026: allarme per 1.200 Comuni diffidati dal GSE, ecco come tutelarsi

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Extraprofitti rinnovabili 2026: allarme per 1.200 Comuni diffidati dal GSE, ecco come tutelarsi

Extraprofitti rinnovabili: il GSE ha diffidato 1.200 Comuni italiani per il periodo 2022-2023. Scopri chi è coinvolto, quali impianti rientrano e come tutelare i tuoi investimenti in energia pulita.

Nei primi giorni di settembre 2026 la questione degli extraprofitti rinnovabili è tornata al centro del dibattito pubblico. Il GSE ha inviato diffide di pagamento a circa 1.200 Comuni italiani, per il recupero della tassa relativa al periodo 2022-2023.

La notizia ha creato allarme non solo tra le amministrazioni locali, ma anche tra imprese, condomini e comunità energetiche che possiedono impianti di media taglia. In questo articolo vediamo cosa prevede la norma, chi rischia e come muoversi.

Cos’è la tassa sugli extraprofitti rinnovabili

La misura è stata introdotta dall’articolo 15 bis del decreto legge n. 4 del 27 gennaio 2022 (Sostegni-ter), durante la crisi dei prezzi dell’energia. Il meccanismo degli extraprofitti rinnovabili prevede che il produttore versi al GSE la differenza tra il prezzo di mercato e un valore di riferimento fissato per legge.

Il periodo interessato va dal 1° febbraio 2022 al 30 giugno 2023. Chi ha venduto energia a un prezzo superiore alla soglia stabilita deve restituire la parte eccedente al GSE.

Quali impianti rientrano nella misura

La norma riguarda gli impianti da fonte rinnovabile con potenza superiore a 20 kW: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico. Gli impianti domestici sotto i 20 kW restano invece esclusi dalla tassa sugli extraprofitti rinnovabili.

Possono essere coinvolti i Comuni con impianti su scuole, palestre e municipi, le imprese con fotovoltaico sui capannoni, ma anche condomini e comunità energetiche con impianti condivisi di media taglia.

Le diffide del GSE e il contenzioso ancora aperto

Le diffide concedono 15 giorni per il pagamento, con importi che vanno da poche centinaia di euro fino a 900mila euro. ANCI ha denunciato il rischio concreto di dissesto per molte amministrazioni comunali, come raccontano anche le prime ricostruzioni giornalistiche sulle diffide del GSE.

Sul fronte legale, la Corte di Giustizia UE ha ritenuto la tassa sugli extraprofitti rinnovabili compatibile con il diritto comunitario. Ha però riconosciuto l’esigenza di tutelare gli investimenti nelle rinnovabili, rimettendo al TAR della Lombardia la valutazione dei singoli casi. Il contenzioso, quindi, è ancora aperto.

Cosa fare se hai ricevuto una diffida o possiedi un impianto sopra i 20 kW

Il primo passo è verificare con precisione la potenza dell’impianto, la data di entrata in esercizio e il regime incentivante applicato: non tutti gli impianti sono trattati allo stesso modo davanti agli extraprofitti rinnovabili.

Il secondo passo è ricostruire i ricavi del periodo febbraio 2022 – giugno 2023 e confrontarli con i valori di riferimento fissati dalla norma.

Il terzo passo è valutare con un consulente legale ed energetico se esistono i presupposti per un ricorso o per un’istanza di riesame, soprattutto se l’impianto ha finalità pubbliche o è conferito a una comunità energetica.

Comunità energetiche e extraprofitti rinnovabili: il nodo da chiarire

Il punto più delicato riguarda gli impianti incentivati conferiti a una CER. Non è ancora chiaro se mantengano la funzione di interesse pubblico o vengano considerati strumenti commerciali soggetti alla tassa sugli extraprofitti rinnovabili.

Come e-casaitalia seguiamo da vicino l’evoluzione normativa sugli extraprofitti rinnovabili. Consigliamo di strutturare fin da subito statuti e contratti di conferimento, in modo da documentare la finalità collettiva dell’impianto fin dall’origine.

Se vuoi approfondire come funziona una comunità energetica, il team di e-casaitalia può aiutarti a impostare correttamente il progetto.

Perché continuare a investire nelle rinnovabili nonostante gli extraprofitti

Nonostante il contenzioso sugli extraprofitti rinnovabili, l’autoconsumo e la condivisione dell’energia restano la strada più solida per ridurre le bollette e valorizzare gli immobili nel tempo.

La chiave è progettare l’investimento insieme a un partner che conosca la normativa e sappia anticipare i rischi regolatori, dimensionando l’impianto e scegliendo il regime incentivante più adatto fin dall’inizio.

Hai ricevuto una diffida o vuoi sapere se il tuo impianto rientra nella misura sugli extraprofitti rinnovabili? Contatta il team di e-casaitalia: ti guidiamo dall’analisi tecnica alla gestione della pratica.

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Autoconsumo a distanza: la guida essenziale per aziende, con 3 fonti di ricavo per 20 anni Il tuo stabilimento consuma molta energia, ma sul capannone non c’è spazio per i pannelli? Oppure il tetto non è adatto, o semplicemente non vuoi bloccare capitale? C’è una soluzione pensata proprio per questi casi: l’autoconsumo a distanza, previsto dal Decreto CACER (DM MASE 414/2023). Il nome tecnico completo è “autoconsumo individuale a distanza”. In questa guida ti spieghiamo come funziona, quanto può valere e cosa controllare prima di partire. Cos’è l’autoconsumo a distanza, in parole semplici L’impianto fotovoltaico non viene installato sullo stabilimento, ma in un altro luogo: per esempio un terreno o un capannone vicino. Questo impianto ha un proprio punto di collegamento alla rete, chiamato POD. L’energia non arriva fisicamente in azienda. Viaggia sulla rete pubblica, e tu continui a pagare la bolletta dello stabilimento come hai sempre fatto. Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) controlla i contatori ora per ora. Riconosce come “energia condivisa” la quota prodotta dall’impianto mentre lo stabilimento sta consumando. Come funziona l’autoconsumo a distanza: un esempio ora per ora Facciamo un esempio concreto con tre momenti della giornata: Mezzogiorno: l’impianto immette 800 kWh, lo stabilimento ne preleva 500. Energia condivisa: 500 kWh. Pomeriggio: l’impianto immette 400 kWh, lo stabilimento ne preleva 600. Energia condivisa: 400 kWh. Notte: l’impianto non produce. Energia condivisa: 0. La regola è semplice: in ogni ora conta il numero più basso tra i due. Per questo l’autoconsumo a distanza rende di più alle aziende che lavorano di giorno, e ancora meglio se sono attive anche nel weekend. Quanto vale l’autoconsumo a distanza: le 3 fonti di ricavo Attenzione a un punto importante: non si tratta di uno sconto in bolletta. È un guadagno in più, che arriva da tre voci diverse. 1. La tariffa premio del GSE Viene pagata per 20 anni sull’energia condivisa. È composta da una parte fissa (60, 70 o 80 €/MWh, in base alla taglia dell’impianto) e da una parte variabile, che cresce quando il prezzo dell’energia scende, fino a un tetto massimo. Per il fotovoltaico al Nord è prevista anche una maggiorazione di 10 €/MWh. 2. Il contributo di valorizzazione È la restituzione di alcune voci della tariffa elettrica. Vale pochi euro per ogni MWh, ma si somma agli altri ricavi. 3. La vendita dell’energia immessa Tutta l’energia prodotta e immessa in rete si vende: con il Ritiro Dedicato del GSE oppure tramite un trader. Gli importi reali dipendono dalla dimensione dell’impianto, dai consumi orari dell’azienda e dai prezzi di mercato. Per questo vanno sempre calcolati caso per caso. Autoconsumo a distanza senza investire: è possibile? Sì, non sempre servono soldi propri. L’impianto può essere finanziato, costruito e gestito da un investitore esterno o da una ESCO (una società di servizi energetici), che agisce seguendo le indicazioni dell’azienda. In questo modo anche l’impresa che consuma molta energia può sfruttare l’autoconsumo a distanza senza anticipare capitale. La divisione dei ricavi tra le parti viene fissata in un contratto di lunga durata. Cosa verificare prima di partire Prima di avviare un progetto, controlla questi cinque requisiti: impianto e punti di prelievo devono trovarsi sotto la stessa cabina primaria; tutti i punti di prelievo devono essere intestati allo stesso soggetto; serve la piena disponibilità dell’area (proprietà, affitto, diritto di superficie o comodato); l’impianto deve essere nuovo e, per ottenere la tariffa premio, non superare 1 MW; se hai già fotovoltaico o cogenerazione, l’energia condivisa può ridursi: servono le curve orarie di prelievo. Non sai sotto quale cabina primaria si trova il tuo stabilimento? Puoi verificarlo con la mappa interattiva delle cabine primarie del GSE, oppure chiederlo direttamente a noi. Tempi e dimensionamento dell’autoconsumo a distanza La tariffa si può richiedere fino al 31 dicembre 2027, oppure fino al raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. Entro quella data l’impianto deve essere allacciato e la domanda inviata. Autorizzazioni e connessione alla rete sono la fase più lunga: conviene muoversi subito. Le associazioni di settore hanno chiesto una proroga, ma al momento non è stata decisa. Per le imprese c’è anche la regola del 55%: la parte di tariffa che supera questa soglia va destinata a consumatori che non sono imprese o a finalità sociali sul territorio. Per questo conviene un impianto calibrato sui consumi orari, non il più grande possibile. In sintesi L’autoconsumo a distanza trasforma un terreno o un capannone in una fonte di ricavo per 20 anni, senza cambiare il modo in cui l’azienda compra energia. Con i dati giusti e un partner che segue tutto l’iter, dallo studio di fattibilità alla pratica GSE, diventa un’opportunità concreta. Le regole complete sono pubblicate sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 📞 Vuoi capire se l’autoconsumo a distanza fa per la tua azienda? Contatta il team di e-casaitalia: ti guidiamo in ogni fase, dall’analisi alla pratica. 👉 www.e-casaitalia.it Articolo a cura di Flavio Pinton — CEO di e-casaitalia

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